Era un pomeriggio tempestoso. Mi distesi sul divano insieme al mio nipotino.
- Ti va di leggere un libro? – gli chiesi.
- Sì, che bello!
Così mi alzai e mi diressi verso la libreria.
Presi un grosso libro bianco, molto pesante: “Racconti avventurosi del Medioevo”. Ce l’avevo da anni, ma non mi era mai venuto in mente di leggerlo, poi avevo tanto lavoro da fare in casa! Ora, finalmente, avevo un po’ di calma.
Aprii la spessa copertina e sfogliai un po’ di pagine d’introduzione. Iniziai a leggere ad alta voce; parola dopo parola mi immersi in quella atmosfera medievale.
“La graziosa contea di Roccavivara viveva una fase di splendore ormai da tempo: il cibo era abbondante, il commercio favorevole e il popolo sereno.
Il Signore di Roccavivara era momentaneamente lontano dalla contea. Io, la figlia, lo sostituivo.
Dal luogo più panoramico del castello ero solita osservare le mie proprietà e spesso me ne compiacevo: i campi coltivati erano numerosi, la vegetazione rigogliosa e le dimore dei servi ben custodite; non potevo che esserne soddisfatta.
Anche quel giorno ero intenta alla mia osservazione, quando vidi un cavaliere al galoppo che si avvicinava al castello. Era un messaggero, venne introdotto alla mia presenza:
- Mia Signora, chiedo udienza! Ho saputo da fonti sicure che presto la contea di Roccavivara subirà un attacco; il Signore di Villaombrosa sta armando il suo esercito. I vostri sudditi e voi stessa, mia Signora, siete in pericolo!
La notizia, in pochi minuti, si sparse in tutta la contea; i sudditi, preoccupati, si lamentavano a gran voce fuori dal castello.
Cercai di ristabilire l’ordine e la calma:
- Signori, vi prego, la situazione è sotto controllo. Calmatevi! Informerò il fabbro di produrre armi a volontà; i contadini della contea dovranno procurare tante scorte, che serviranno a sfamare il popolo durante la battaglia. Le donne, insieme ai bambini e agli anziani, si ripareranno dentro le mura del castello, mentre gli uomini combatteranno. Questo è quanto posso fare per voi.
Mi voltai e ordinai alle sentinelle di tener d’occhio la situazione.
Passarono giorni.
- Signora, i nemici stanno avanzando. Tra non meno di tre giorni giungeranno nella contea.
Passarono altri due giorni. La tensione aumentava.
Feci consegnare armi e armature agli uomini incaricati di combattere. Cercando di trasmettere calma, ordinai alle donne, ai bambini e ad alcuni contadini di entrare nel castello con le riserve.
- Issate il ponte levatoio! Qualcuno dovrà stare di vedetta sulla torre. E, in caso i nemici decidessero di assalire il castello, avrò bisogno di buoni arcieri e qualche servo che butti loro olio bollente o li faccia cadere dalle scale.
In poco tempo tutto era pronto.
- Signora, vedo uomini armati in lontananza!
- Bene, appena ve lo indicherò, ordinate ai nostri uomini di attaccare.
Ci furono alcuni momenti di silenzio interrotti dalle urla dei nemici.
- Attaccate!!!
L’uomo di vedetta urlò l’ordine. Seguirono giorni di urla, complicazioni, stanchezza, sete … fin quando sentii le parole tanto attese:
- Mia Signora, si sono ritirati!!
Non ci potevo credere. Anche se con fatica, molta fatica, ce l’avevamo fatta!
- Quanti morti?
- Non molti.
Tirai un sospiro di sollievo.
- Abbassate il ponte levatoio.
Il terreno era fangoso, le case quasi tutte intere. Tutto era calmo, ad eccezione dei nostri uomini che festeggiavano.
Respirai l’aria umida. Sì, era finita.”
- Ti è piaciuta la storia? – chiesi a mio nipote.
Mi voltai. Si era addormentato. Lo coprii con la coperta.
Tutto sommato era stata una bella lettura.





