Sono un campanile molto vecchio, sono stato costruito tantissimo tempo fa; facevo parte del castello di Artegna, quindi ero una torre.
Sto vicino alla bella chiesa di Santa Maria Nascente, sulla collina di San Martino
Sono costruito con sassi, cemento, ferro e mattoni.
Io sono alto 125 metri e dicono che, visto dal basso, sembro una matita, perché ho il tetto appuntito.
Se mi guardi dall’alto invece vedi un quadrato con un cerchio: la mia cupoletta.
Durante tutti questi anni ho suonato le mie campane per tanti avvenimenti brutti: guerre, terremoti, funerali, pericoli, fuochi, i 42 morti di Artegna del terremoto, ma anche per cose belle: quando è nato un bambino o una bambina, le varie feste religiose, matrimoni, cresime, battesimi, comunioni.
Ancora oggi suono per svegliare le persone al mattino, per dire che è mezzogiorno o alla sera per l’Ave Maria; scandisco anche tutte le ore e la mezz’ora.
Le persone che suonano le mie campane si chiamano “scjampanotadôrs” e le suonano tirando delle corde.
Quando vengono a suonare sono molto contento, perché mi fanno compagnia.
Io ho tre campane: una grande, una media e una piccola.
Per salire alla cella campanaria ci sono 112 scalini.
Certe volte si rompono gli ingranaggi dell’orologio, allora viene ad aggiustarli un signore che un giorno si è presentato: si chiama Armando Fornasiere.
C’è un solo orologio, ma ci sono 3 quadranti con i numeri romani: uno per lato, fuorchè sul lato rivolto verso il cimitero.
Artegna, secondo me, è un bellissimo paese e fino adesso mi piace essere un suo abitante; però io mi vorrei spostare, perché è molto noioso stare fermi lì, è già da più di 1300 anni che sto fermo e parlo con le campane oppure parlo con voi, come adesso.
Posso parlare anche con il campanile di San Martino.
Un giorno mi ha chiesto cosa vorrei fare e io risposi: -Vorrei andare sulla luna- e lui ribattè: -Anch’io vorrei volare- e poi concluse: -Ma accontentiamoci di stare qua e guardiamo gli Arteniesi.-
Giovanni, cl. 3^





