E' il pomeriggio del 26 maggio 1944 e sto suonando le campane perché i parrocchiani stanno dando l'ultimo saluto ad un loro compaesano. Ad un certo punto vedo volare sopra di me un'enorme palla infuocata che colpisce una casa che, in un baleno, si trasforma in un grande rogo di fiamme e fumo che sale in alto... sempre più in alto nel cielo.
SENTO... Il parroco Don Pietro Felice urlare agli uomini che stanno uscendo portando in spalla la bara del defunto di lasciarla lì, in chiesa, e di scappare perché i Tedeschi hanno cominciato ad incendiare il paese;
VEDO... Don Pietro correre verso il Tabernacolo, prendere il calice con le ostie consacrate, portarlo fuori e deporlo al riparo sotto un pino del sagrato;
SENTO... Le urla strazianti che, pian piano, si levano da ogni contrada delle tre borgate i cui abitanti vedono, ad una ad una, le loro case colpite dalle palle di fuoco;
VEDO... Uomini e donne correre nelle stalle a liberare le mucche, le pecore, le capre e spingerle lontano dal paese, nella campagna circostante
SENTO... Le urla delle mamme che richiamano i propri figli che giocano nelle contrade e che sono ancora inconsapevoli di quello che sta succedendo;
VEDO... Nella borgata di Vico, una donna uscire dalla casa incendiata con in braccio un piccolo pollaio e correre... correre verso la campagna;
SENTO... Nella mia borgata di Baselia le urla disperate di una nonnina che viene portata fuori a forza dalle figlie che hanno ormai le sottane fumanti e il viso annerito dal fumo;
VEDO... Nella borgata di Tredolo uomini, donne e bambini correre con i secchi di rame alla fontana per prendere acqua e cercare di spegnere il fuoco nel tentativo di salvare qualcosa della loro casa;
SENTO... I botti e i tonfi del povero mobilio e del parco guardaroba che vengono gettati giù dalle finestre e dai ballatoi nelle contrade perché tutto quello che si può salvare sarà molto...ma molto necessario;
VEDO... Avvicinarsi sempre di più delle grandi palle infuocate che vanno a colpire proprio la mia chiesa che inizia ad ardere come una torcia e poi, dopo un attimo... anch'io vengo colpito e, a questo punto, NON VEDO E NON SENTO PIÙ NULLA, ma prima di esalare l'ultimo respiro mi vengono in mente i versi di un famoso poeta che recitavano così e che, per l'occasione, mi sembrano i più appropriati:
Di queste case
Non è rimasto
Che qualche
Brandello di muro
Di tanti
Che mi corrispondevano
Non è rimasto
Neppure tanto
Ma nel cuore
Nessuna croce manca
È il mio cuore
Il paese più straziato
I resti della chiesa dopo l'incendio
IL MIO PAESE FU INCENDIATO E COMPLETAMENTE DISTRUTTO A CAUSA DI UNA RAPPRESAGLIA NAZISTA IL 26 MAGGIO 1944.
Gli alunni di classe quinta della scuola primaria di Forni di Sotto:
Matteo N. - Elisa C.C.- Alessia P.





