Nov 122017
 

Cara Collega, Caro Collega,

uno dei progetti più longevi della Rete Sbilf si chiama “Strade di Cittadinanza”. Può darsi che tu l’abbia anche incontrato, nel corso degli anni, in una delle tante forme in cui è stato declinato nelle scuole: laboratori, convegni, incontri pubblici, concerti, spettacoli teatrali, ecc.

La Cittadinanza è stato IL tema dello Sbilf negli ultimi tempi.

Cittadinanza era Enaiatollah Akbari, il ragazzo con quella storia pazzesca, quello di Nel mare ci sono i coccodrilli, che è entrato nelle scuole dell’Alto Friuli per dire che lui si sentirà sempre un afghano, ma anche che sogna un Afghanistan con la nostra Costituzione.

Cittadinanza erano le storie di disabili salvati dallo sport che lo Sbilf ha portato in giro per i plessi. Cittadinanza erano le canzoni scritte e cantate con Erica Boschiero, cantautrice pluripremiata proprio per l’impegno civile. Cittadinanza era la “Philosophy for Children” portata tra i bambini anche più piccoli, palestra di dialogo e confronto. Cittadinanza erano i tanti interventi sui diritti umani, sui beni comuni, condotti da docenti e da un gran numero di esperti.

In questo novembre 2017, però, Cittadinanza è una legge che aspetta di essere votata, ma rischia di non vedere mai la luce.

Una legge che ha un nome sbagliato e altisonante, una legge scivolosa che non ha ancora trovato un padre politico, mentre sue madri e suoi padri dovremmo essere tutti, al di là della politica.

Nel convegno Sbilf di settembre, il maestro Franco Lorenzoni ha indicato una contraddizione che sta lì gigante davanti ai nostri occhi. È presto detta:

  • una legge ci impone giustamente di insegnare la Cittadinanza, presto ci chiederà anche di valutarla;
  • nelle nostre classi quella stessa Cittadinanza non spetta di diritto a moltissimi bambini e ragazzi cui dovremmo insegnare ad esercitarla.

Viviamo in un mondo complesso fatto di cambiamenti rapidi e radicali. Molte cose ci spaventano, questa non dovrebbe.

Non si parla di bambini e ragazzi migranti. Parliamo di bambini e ragazzi che sono nati qui, che sono sempre vissuti qui e che qui diventeranno grandi. Bambini e ragazzi che dicono “mandi”, “buinesere”, “grasie di dut” e, pensando a quella legge in pericolo, anche “cumò vonde”. Basta aspettare, basta far diventare questa attesa una rinuncia e un’occasione gettata.

C’è un appello che possiamo firmare e che possiamo diffondere nelle nostre scuole. Si tratta di un appello di insegnanti. Siamo forse i più vicini alla questione, la conosciamo meglio. Il nostro parere questa volta può davvero contare un po’ di più.

È lecito e normale, cara Collega caro Collega, che tu non sia d’accordo. Ma se c’hai già pensato su e lo ius soli temperato ti sembra un passaggio opportuno e un arricchimento per questo paese, non esitare e mettici la tua firma.

Qui puoi firmare l’appello.

Puoi firmare anche da questo link: https://docs.google.com/forms/d/e/1FAIpQLSdv4nlpr7qaTvndFqZuYK6EsUbqF6AZ765KXsX74dgnFZipsQ/viewform

Per saperne di più ti segnaliamo questo articolo: Cos’è lo ius soli, spiegato semplice. http://www.ilpost.it/2017/06/16/ius-soli-italia/

I referenti della Rete Sbilf, per nuove Strade di Cittadinanza.

Elena Mattiussi, Andrea Disint, Serena Cescato, Cristina Del Fabbro, Anna Vuerich, Barbara Bordoni, Romina Copetti, Mario Clocchiatti, Lisetta Contessi, Manuela Cesare, Iris Flamia, Romina Pivotti, Antonella Copetti, Federica Mazzolini.

 Posted by at 21:36

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